Potevamo dare una spallata al campionato, invece è subentrata una cocente delusione, figlia di una gara giocata con poca grinta e determinazione. Certo, il pareggio non cambia nulla perché le gare fino alla fine sono tante, e la vetta è sempre più nelle nostre mani, anche perché è appena iniziato il girone di ritorno. Ma vincendo fino alla prossima gara di Champions, avevamo un discreto margine su cui stare un attimino più sereni. Quella di ieri sera era una gara da azzannare e colpire per annichilire i campioni d’Italia, certo ridimensionati nell’organico e più che mai incerottati. Nonostante tutto, sono entrati in campo inferociti, lottando su ogni pallone, sapendo che una sconfitta li avrebbe pressoché esclusi dai giochi. Noi abbiamo sofferto terribilmente la veemente azione propulsiva degli azzurri, che anche in svantaggio non si sono mai demoralizzati, consci del proprio valore. Noi il nostro gioco siamo riusciti ad interpretarlo davvero a tratti; è mancata l’azione propositiva sulla destra, ma questa purtroppo è una costante che ci stiamo trascinando da tempo e sino a marzo sarà sempre così con la titolarità di un Dumfries, che in questo momento ci manca come il pane. Tant’è che la società è pressoché immobile sul mercato, non cercando un’alternativa valida su quella fascia, dove si trova un giocatore che riterrei davvero inutile, che si limita a svolgere il compitino senza alcuna forzatura. Per carità, non voglio addossare la croce su Luis Enrique, ma se quando si vinceva appariva in secondo piano, ieri sera è stato lampante che giocavamo in dieci. Ma se la fascia destra ha funzionato nei minimi termini, l’attacco e, nella fattispecie, la ThuLa, sono apparsi del tutto fuori luogo. È una costante che i nostri due bomber non riescono a farci vincere uno scontro diretto, da un tempo immemore, dalla lontana gara del derby che decretò la vittoria del campionato coronato con la seconda stella, e questo è tutto dire. Nel frattempo, la nostra autostima non aumenta in considerazione del fatto che siamo forti con i deboli e remissivi con squadre di pari livello; ci voleva una gara giocata con quella “cazzimma” che purtroppo non ci appartiene, ma che si è vista appartenere all’undici partenopeo. Per noi ci vuole ben altro! Certo, a tratti giochiamo un bellissimo calcio, ma mai fine a se stesso se non riusciamo a realizzare quello che si produce. Tanti sono gli errori commessi che talvolta vengono mascherati dagli avversari poco concludenti, ma ieri sera no. C’è voluta una squadra, ben organizzata, il Napoli, che ha fatto rendere visibili gli errori dei nostri giocatori, in primis quell’Akanji che ho sempre ritenuto un gran rinforzo, ma ieri ha dovuto soffrire terribilmente la verve dell’unica punta partenopea, da cui ripartivano tutte le loro azioni. Poi c’è la croce e delizia di quell’armadio di sabbia che è Bisseck, non solo per la mole quanto per la non concretezza; da parte sua sono arrivate le azioni decisive del Napoli e non si può non colpire di testa in area lasciando un sanguinoso pallone, nella nostra area, agli avversari, lasciando tra l’altro libero al tiro il Mac napoletano: assurdo! Ma non tutto è da gettare nell’immondizia di quello visto ieri sera, tranne le due punte sottotono; da promuovere la manovra del centrocampo e dei relativi quinti, nell’unica voce sostanziale, quel Dimarco a segno con un bellissimo tiro in diagonale. Ci vuole altro per essere determinanti, in primis la consapevolezza della propria forza, quella che ieri a tratti è mancata. Mi auguro che questa gara sia il preludio di una presa di coscienza in cui bisogna alzare sempre l’asticella e non mollare. Di ieri, comunque, teniamoci stretta la parziale prestazione, che, specie nel primo tempo, a me è piaciuta. Glisso sul comportamento assurdo di un allenatore saccente e presuntuoso, che è davvero un male per il calcio italiano, quel calcio esportato all’estero, dove si deve far evidenziare quello di buono che il calcio italiano è capace di produrre e non quelle pantomime che non sono consone a chi crede in questo sport. …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.
Il primo turno infrasettimanale dell’anno ci proponeva l’insidiosa gara del Tardini contro quel Parma, gioie e dolori visti i precedenti, ma a bocce ferme tutto si è rivelato infondato, visto quello che è stato l’andamento della gara. Anche mercoledì abbiamo fatto la nostra buona prestazione, con tante occasioni da rete create e, come ci accade spesso, ne concretizziamo in minima parte, nel solo primo tempo, una sola rete. Abbiamo attaccato con tanti giocatori, con azioni ben concitate e concedendo agli avversari una sola occasione per tutta la durata della partita. Del resto, abbiamo controllato noi il ritmo della gara, con un possesso palla davvero significativo, senza correre alcun pericolo. Anche se mister Chivu, ritornando là dove è nato il suo percorso d’allenatore della massima serie, ha rimescolato la formazione con diversi cambi, forse in prospettiva della gara importantissima di domenica prossima contro quel Napoli che all’andata ha vinto una partita che grida ancora vendetta. Forse queste sono rivalse per noi tifosi, mentre credo che i calciatori non cercheranno rivincite di alcun genere; produrranno il gioco che sono capaci di mostrare con quell’intensità che hanno sempre dimostrato sinora. Sanno che la gara è importante e sono anche consapevoli di dover mettere sul campo tanto cuore e testa per rimanere concentrati per oltre i novanta minuti; solo in questo modo non lasceranno nulla di intentato. Un passo alla volta, però. Come detto, la gara di Parma avrebbe potuto metterci un po’ d’apprensione, ma i ragazzi hanno reso vano ogni velleità ducale, interpretando una gara al meglio delle loro potenzialità, giocando da squadra e creando diverse occasioni per sbloccare il risultato, che s’è avverato con un’azione sulla sinistra, dove il finalizzatore, il buon Dimarco, ha trovato il pertugio giusto e ha scaraventato in rete il pallone sul lato coperto dal portiere gialloblù. Rete di carattere, assolutamente meritata, ma come non bastasse, ecco che viene attivato il solito check per la verifica che, secondo il mio modesto parere e per esperienza arbitrale, se l’assistente si fosse trovato nella giusta linea, in quella posizione consona, avrebbe evitato i due minuti e passa per un controllo del tutto inutile, tant’è che Dimarco era perfettamente in gioco. Non possiamo farci nulla, è la prassi e dobbiamo attenerci a questa normativa. Una volta per tutte abbiamo visto un giocatore che è davvero una gioia per gli occhi, sempre sul pezzo, sempre concentrato, davvero bravo, ma non lo scopriamo certo oggi e mi chiedo come ha fatto Guardiola a disfarsene; mi riferisco ad Akanji: monumentale. Il centrale che abbiamo ritrovato è di sicuro affidamento e ci può permettere un passo in avanti, ma come accade quando si loda qualcuno, ecco che arriva la solita smentita. Giochiamo sempre in dieci; purtroppo Luis Enrique è davvero un flop e non possiamo certo aspettare il rientro di Dumfries a marzo, dicono dall’infermeria che avverrà nel derby di ritorno. Bisogna trovare urgentemente una soluzione: il brasiliano che non incide induce i suoi compagni a sforzi immani per coprire la sua fascia di competenza e un conto è concedere un uomo a squadre di media-bassa classifica e un altro è a chi ci contende il titolo. Al momento la società sembra davvero immobile e mi chiedo: ma quei cinquanta e passa milioni risparmiati nel mercato estivo dove sono andati a finire? Non è il caso d’intervenire prontamente, sino a quando tutto regge? Magari il brasiliano potrebbe essere utile a squadre che devono salvarsi; a noi crea solo un danno. Non possiamo credere che, siccome è brasiliano, sia l’erede di Maicon; tutt’altra pasta il nostro indimenticato Duglas, irraggiungibile. Si parlava di un certo Cancelo che avrebbe preferito il Barcellona; bontà sua, forse sapeva di giocarsi tutto qui in Italia, ma dai suoi commenti passati dico: meglio così, non vogliamo chi non è convinto del progetto e di misurarsi con i giocatori in rosa. Ultima annotazione: ma io dico, perché continuano a stuzzicare Conte con domande che questi astuti giornalai propongono per aizzare gli animi? E lui sa benissimo che sono capaci di attirare nei suoi confronti eventuali benevolenze. Le sue lamentele sono ben note, quando ci sono danni presunti o reali ai suoi danni, ma dei favori che riceve il nulla assoluto. Voglio solo ricordargli che la classe non è di questo mondo; potresti vincere tutto e di più, ma non sarai mai all’altezza dell’animo pacato del nostro Christian. Avrà pure poche panchine in serie A, ma la simpatia e la giusta proposizione dinanzi a tutti non hanno eguali. Lui pensa solo alla sua squadra, non lancia strali contro gli altri, è convinto della bontà del suo lavoro e questo vuol dire tantissimo. È l’uomo giusto che ha l’interismo nel cuore e ne va ora più che mai fiero! …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.
Una serata quasi perfetta. Ieri sera s’è disputata la madre di tutte le gare disputate sinora; avevamo di fronte quel Bologna che, di riffa o di raffa, nelle ultime occasioni ci ha tolto alcune certezze, e non solo. Sia ben chiaro: come in altre circostanze abbiamo sempre disputato la nostra gara in modo chiaro e inequivocabile, ma talvolta la sorte non ci ha dato una mano, anzi. Analizzando la gara di ieri sera, in campo s’è vista una squadra, la nostra, affamata e con la forza di sovvertire quel trend negativo che ci accompagnava nell’ultimo periodo, quando s’incontrava la squadra felsinea. Forse il risultato finale è bugiardo; anzi, lo è di sicuro, viste le tantissime occasioni create e sprecate malamente, complice anche una squadra, quella rossoblù, che ha goduto di una certa immunità, concessa da un direttore di gara che ha permesso di tutto e di più. La cosa più raccapricciante non è solo tale concessione permessa ai felsinei, di controaltare l’esatta e precisa incoerenza nei nostri confronti. Sarà che questo direttore di gara si trascina dietro le sue esternazioni di non voler dirigere gare del Napoli, perché a suo dire vuole girare per la città in modo tranquillo, ma di conseguenza non deve penalizzare le altre, nella fattispecie l’Inter! Ieri sera ha permesso il gioco duro ai giocatori del Bologna, senza peraltro mostrare alcun cartellino giallo, come si dovrebbe agire sin da subito adottando tale coercizione come deterrente per incanalare la gara verso la naturale correttezza, in determinati falli che avrebbero meritato senza alcun dubbio il conseguente cartellino; invece no, e che fa? Al primo fallo che ci può stare, ma che di fatto era un normale scontro di gioco, al fischio del fallo ha ammonito Calhanoglu per proteste, che ci sta per carità, irritando però il nostro calciatore per un intervento che non era affatto pericoloso. Non solo, ha di conseguenza permesso il gioco duro, ammonendo Bastoni per un placcaggio su un giocatore avversario; per carità, è un comportamento antisportivo, ma se anni fa si lasciava stare (vedi Juliano contro Ronaldo), ora appare verosimile decretare il comportamento antisportivo. Certo, la serenità e la disparità di trattamento hanno fatto sì che un certo nervosismo si sia creato in seno alla nostra squadra. Fortunatamente, ha continuato a giocare come sanno, arrivando alla rete di Zielinski, sicuramente un giocatore ritrovato per la mole di gioco che produce, che ha messo la gara sulla perfetta via che volevamo incanalare. Mai come ieri sera abbiamo visto una squadra così determinata, creando azioni su azioni, e se il risultato finale della prima frazione di gioco si è concluso con il minimo scarto, è stato solo perché il portiere rossoblù ha compiuto davvero tantissime parate significative; secondo me, il migliore in campo! La ripresa ci si aspettava una reazione veemente del Bologna, fortunata nell’essere sotto di una sola rete; invece, i ragazzi, colpiti nell’orgoglio per non aver realizzato le numerose occasioni create, hanno pigiato forte sull’acceleratore, trovando la seconda rete su una perfetta incornata di Lautaro su calcio d’angolo di Calhanoglu e poi il tris, certo un po’ fortunoso, di Thuram, che con la spalla ha depositato in rete, sotto porta, il calcio d’angolo di Dimarco. Ma se alla fine sono state solo tre le reti, è solo per la nostra imprecisione, per le parate di Ravaglia e la clamorosa traversa di Lautaro, tutto solo in area avversaria su passaggio filtrante di Thuram. Nel mezzo, i tantissimi falli fischiati ma non sanzionati come avrebbero dovuto essere, ma non certo da parte di un Guida molto permissivista; basti pensare che il primo ammonito del Bologna è arrivato verso il settantesimo. Tutto ciò denota un certo scarso senso di equilibrio nelle valutazioni dal campo, cosa che ora passa in secondo piano, ma che nel mio essere, al momento delle designazioni, per la nostra gara, dei compari di merenda: Guida e Maresca, mi ha suscitato una certa preoccupazione che sicuramente avevo provato, forse a pensar male si fa peccato, ma tal volta ci si azzecca. S’è visto, solo per coloro che non avevano contezza della forza della nostra cara Inter, ma chi conosce bene questi ragazzi sa benissimo che in campo danno tutto, comportandosi da grande squadra che ha stritolato l’avversario lottando non solo contro di lui, ma, com’è accaduto ieri sera, anche contro determinate scelte arbitrali. La nostra squadra in campo ha sempre espresso un gioco spumeggiante, peccando di una certa lucidità sotto porta; altrimenti avremmo avuto una differenza reti abissale per tutto ciò che s’è creato. Ma tutto ciò s’è evidenziato anche nelle sconfitte, mai palesemente a vantaggio degli avversari. Non ci siamo mai dati per vinti, anzi abbiamo giocato meglio degli avversari, pur soccombendo ma dimostrando il nostro gioco con veemenza e forza, condannati da episodi tal volta discutibili. Questo ci fa ben sperare per il proseguo del campionato e delle altre manifestazioni a cui partecipiamo. Con questo spirito ci sarà da divertirsi e spero solo che ci venga dato quello che ci hanno tolto e che la giustizia divina e quella dea bendata accompagnata della opportuna provvidenza, ci sia accanto nelle gare imprescindibili che gridano ancora vendetta, nella fattispecie quelle contro il Napoli, la Juve e i cuginastri. Ci devono restituire quello che ci hanno sottratto, indebitamente! …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.
Come spesso ci sta accadendo, purtroppo quest’anno, dopo oltre sessanta minuti giocati alla grande, con piglio e consapevolezza del proprio gioco e dei propri mezzi, soffriamo il ritorno degli avversari che, complice la nostra leggerezza e forse dei cambi non proprio azzeccati dalla panchina, ecco che soffriamo un finale che poteva essere più leggero per le nostre coronarie. Passare a Bergamo, contro la Dea, non è affatto semplice e se ritorniamo a casa con i tre punti che ci proiettano verso un finale del 2025 in testa alla graduatoria, non può essere che di buon auspicio, in considerazione che gennaio si prospetterà alquanto impegnativo con una gara ogni tre giorni. Certamente noi siamo abituati a questo tour de force, gli altri si stanno già lamentando per i troppi impegni. Gli stessi che lo scorso anno hanno vinto un campionato che per loro è risultato assolutamente miracoloso avevano solo una gara da preparare e, eppure, anziché vincere un campionato in scioltezza, sono stati agevolati dalla nostra capacità di farci del male da soli e da direzioni arbitrali davvero cervellotiche e alquanto discutibili. Mi fa specie ascoltare i loro lamenti e cercare di sviare l’attenzione su di noi, dopo che hanno speso centinaia di milioni senza trovare il bandolo della matassa, arrancando per i troppi impegni: ci vuole più consapevolezza e non cercare sempre la scusa dietro l’angolo per giustificare i propri errori, cosa che è da sempre risaputa e ben consolidata nel proprio DNA. Veniamo alla gara di ieri sera a Bergamo: ho visto una squadra, la nostra, davvero in palla, che ha giocato un bel calcio per oltre un’ora e passa di gioco, con azioni in serie e senza realizzare alcuna rete; anzi, una è stata realizzata con un’azione da manuale del calcio, ma che purtroppo è stata annullata per un fuorigioco in partenza di Lautaro, davvero peccato per quei pochi centimetri che hanno cancellato un’azione fantastica. Purtroppo dobbiamo rimarcare l’assoluta inconsistenza di alcuni giocatori, sui quali non possiamo puntare in maniera decisa, vista la propensione a essere oggetti estranei alla manovra corale di squadra e quando possono incidere con decisione nella gara, ecco che puntualmente si sciolgono come neve al sole. Spero solo che la società si renda conto che ci sono giocatori che non sono assolutamente da “Inter”, magari faranno la fortuna di altre squadre, ma da noi no: purtroppo! Questa volta devo un attimo dissentire con il nostro mister, non si possono fare dei cambi giusto per farli, nel momento in cui la partita è nelle nostre mani, gli esperimenti si fanno in altre circostanze. E’ noto che inserire giocatori scontenti per fargli disputare scampoli di gare non produce alcun beneficio; anzi, sortisce l’effetto contrario. A meno che non ci fossero altri motivi che non sappiamo, o che avessero chiesto il cambio i giocatori sostituiti, di fatto la squadra ne ha risentito con la prevista sofferenza finale. Abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione che non abbiamo due squadre; i ricalzi non sono evidentemente all’altezza dei titolari, al di là di quello che se ne dica. Mi rendo conto che chi siede in panca ha dei numeri inferiori a chi scende in campo, nei casi specifici: i vari Frattesi e l’armeno Micky, senza poi parlare di Diuf, sempre più che mai oggetto misterioso in combinata con mister 25 milioni Luis Enrique, che sinora l’abbiamo visto a sprazzi, senza mai essere determinante. L’unico che, quando viene chiamato in causa, è il ragazzo di belle speranze, quel Pio Esposito, parte integrante e sempre utile alla causa nerazzurra, che ha servito un cioccolatino delizioso al suo capitano per il goal di vantaggio, che ci ha regalato i tre punti. Questa volta ci è andata bene, ma talvolta la buona sorte può anche girarsi di spalle, facendo vanificare la mole di lavoro prodotta per circa settanta minuti. In quei minuti terribili del finale, che avrebbero potuto decretare un pareggio, gli orobici hanno gettato alle ortiche le occasioni avute al tramonto della gara. Dobbiamo fare tesoro di questo e di quello che abbiamo rischiato; tra virgolette, un solo consiglio per il nostro mister: la prossima volta non tolga i migliori in campo se non è proprio necessario. Si renda conto che le riserve non sono all’altezza; magari provare qualche ragazzotto della primavera che ha più grinta, fame e voglia di correre. Spero solo che il mercato di gennaio ci porti qualche elemento utile alla nostra causa, cedendo chi è assolutamente inutile. Al momento, in società sanno quali sono e che abbiano trovato le sostituzioni idonee, magari, avendo più spazio in altre squadre, possono tornare da noi con più consapevolezza nei propri mezzi, per un futuro a tinte sempre più nerazzurre. In conclusione, voglio augurarvi, a nome mio personale e dell’Inter Club che rappresento, le migliori espressioni di gioia e fortuna per il prossimo anno, carico di soddisfazioni personali e familiari, ma in particolare che i nostri colori siano sempre più fulgidi e brillanti nel panorama calcistico internazionale: Buon 2026 a tutti! …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.
La domenica di un tardo pomeriggio di dicembre ci poteva dare la possibilità di conquistare la vetta del massimo campionato di Serie A, perché vincendo a Genova e complice la sconfitta dei campioni d’Italia e il pareggio casalingo dei cuginastri, tutto pareva essere alla nostra portata. Sulla carta tutto regolare e facile da dire, ma bisognava vincere a Genova, contro una squadra che, specie in casa, è un assoluto fortino, con un tifo indiavolato da mettere i brividi. E poi, da quando è subentrato Daniele De Rossi, la squadra gioca davvero bene. Tranne i primissimi minuti della contesa, i ragazzi hanno iniziato a sciorinare un gioco bellissimo e propositivo; da grande squadra l’hanno protratto per oltre un’ora, trovando una bellissima rete con Bisseck. Piccolo inciso: l’ha davvero mirato quell’angolo, spero di sì, ma tant’è che la squadra è passata in vantaggio. Contrariamente ad altre volte, non s’è fermata; anzi, ha pigiato ancora maggiormente sull’acceleratore con trame di gioco davvero da far vedere alle scuole calcio. In una di queste è arrivato il meritato raddoppio con un Lautaro mai come in questo periodo davvero ispirato, centrando l’ottavo centro in campionato e consolidandosi come il “Picici” dei goleador, facendo prevalere la sua fame atavica di reti, che non si sazia mai, su ogni pallone che gli capita tra i piedi. In questo contesto, m’è piaciuto particolarmente come si integra in quella coppia che fa con il ragazzone Pio Esposito; si completano e il raggio d’azione del “toro di Bahia Blanca” appare più ampio, trovando sempre più palle da giocare. La cosa che non mi è piaciuta della gara di ieri è stata la rete subita, perché ci siamo fatti trovare sguarniti su un contropiede, la cui ripartenza è avvenuta dall’area genoana con un lancio preciso sugli avanti del grifone, con i nostri difensori che non hanno accorciato, lasciando al centravanti avversario, in questo contesto davvero bravo a portarsi in avanti il pallone di tacco, in questo modo s’è scrollato di dosso gli avversari e indisturbato ha saltato il portiere e insaccato la palla in rete. Tutto molto bello, per carità, ma le colpe per la rete subita vanno distribuite tra Akanji e la scarsa reattività di Sommer, che è rimasto colpevolmente in porta; a mio modesto parere, poteva far meglio valutando magari un’uscita bassa, dal momento che ha visto lo sviluppo dell’azione e di conseguenza essere più reattivo. Con questo non voglio mettere alla gogna il portiere svizzero, ma un po’ tutti potevano far meglio, anche perché incassando la rete abbiamo prestato il fianco all’entusiasmo ligure che, con veemenza ma con poco costrutto, ha ripreso vigoria in cerca di un pareggio che per noi poteva sapere di beffa, se non altro per la gara che abbiamo disputato sino a quel momento. Fortunatamente in panchina abbiamo chi sa di calcio e ha prontamente adottato le varie contromosse, con cambi mirati, evitando di lasciare spazi agli avversari. Tutto sommato, di veri e propri pericoli e interventi straordinari del portiere negli ultimi dieci/quindici minuti non ce ne sono stati, così la partita è scivolata verso la fine naturale che avevamo prospettato, e con un certo grado di apprensione che potevamo evitarci se si fosse segnata un’altra rete. Ma va bene così; la cosa importante erano i tre punti e aver disputato, in buona sostanza, una bellissima gara, ripeto, per oltre settanta minuti. Sappiamo che la vetta potrebbe rappresentare un traguardo effimero al momento, visto l’andamento di questo campionato sempre più appiattito, senza un battistrada che al momento fa la differenza, ma va bene così; c’è altro da fare e ne siamo pienamente consapevoli. Ora ci attende il primo trofeo messo in palio, la Supercoppa Italiana, ancora una volta al caldo dei paesi arabi, cercando di sovvertire quello che accadde lo scorso anno. Sappiamo tutti come andò; in un certo senso, fu la madre di quelle sconfitte che abbiamo subito immeritatamente, ma che, in controaltare, diede lustro a chi non ha ritenuto importante questo trofeo, a loro dire, ma che ha però salvato la loro fallimentare stagione. Speriamo solo che quest’anno la sorte ci arrida, con i direttori di gara consapevoli di quello che dirigono, senza prestare il fianco a critiche e piagnistei, ma sapendo che tutti vogliono vincere, e solo una squadra potrà alzare la coppa. Noi dovremo essere pronti ed essere noi stessi, senza alcun rimpianto, giocando come sappiamo; solo in questo modo potremo tornare a casa con qualcosa di positivo! …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.
Fantastici, forse è l’unico aggettivo che inquadra alla perfezione la prestazione dei ragazzi in un sabato pomeriggio, non qualunque, perché tutti i saccenti pallonari credevano che al cospetto di una squadra, quella lariana, avremmo ceduto punti. Invece, i ragazzi hanno tirato fuori una prestazione maiuscola, da grande squadra qual è l’Inter, che ha saputo soffrire quando, specie nella partenza del secondo tempo, i ragazzotti di Fabregas hanno cercato di spaventarci; forse ci stavano riuscendo con una certa complicità del nostro portiere, ma tant’è che poi è venuta fuori la classe e il gioco di un’Inter mai doma, che quando vuole un risultato cerca di ottenerlo con un insieme che fa lustrare gli occhi per i movimenti e per il gioco spettacolare che producono. Se solo dopo venti secondi c’è voluto un recupero del centrale comense per evitare una rete in pallonetto di Lautaro e, dopo pochi altri giri di lancette, c’è voluta una splendida parata di Butez, stile calcio a cinque, per evitare la rete certa di Barella. Eravamo solo al secondo minuto, ma già nell’aria si avvertiva il presagio di quello che sarebbe stato il risultato finale, davvero eclatante per il popolo nerazzurro. Il primo tempo si concludeva con un netto predominio nerazzurro, mentre il Como, non pervenuto, non sembrava la stessa squadra sparacchio per i più; questi ragazzotti non lesinano impegno e gioco, ma contro quest’Inter nulla hanno potuto. La ripresa, per un certo periodo, è stata ad appannaggio dei lariani, ma com’è nel DNA di una grande squadra, i ragazzi hanno sofferto sicuramente per alcuni tratti iniziali della ripresa, ma hanno sempre ribattuto colpo su colpo e trovato sempre nel gioco l’ispirazione con ripartenze davvero letali, cercando sempre il coinvolgimento di tutti, giocando da squadra senza che prevalesse il singolo, con aperture davvero spettacolari e contropiedi fantastici. Forse in questa gara s’è visto un giocatore, oggetto misterioso sinora, che ha fatto vedere di quello che è capace giocando in tranquillità, come Diof la scorsa gara. Abbiamo apprezzato delle belle giocate di Luis Enrique, specie quando al decimo ha fatto una bella sgroppata, dopo uno scambio, e con un bel dribbling ha servito un bel “pasticcino” per Lautaro che ha gradito e segnato. Ma non è tutto qui; sino a quando è stato in campo ha giocato con intensità e voglia e nella ripresa ha sfornato un altro bell’assist per Lautaro, che questa volta s’è divorato. Ieri sera non c’è stato giocatore sotto la sufficienza, forse il solo Sommer, per le sue sciagurate indecisioni; per il resto, tutti sugli scudi di una forbice che va dal 6,5 al 7,5. Credo che i tifosi assiepati sugli spalti abbiano vissuto un pomeriggio di grande calcio, con un entusiasmo che è andato oltre il terzo anello, diciamo che tutto quello che s’è vissuto e visto in campo è valso il prezzo del biglietto. Forse non c’è bisogno di rimarcarlo, ma questa squadra, quando gioca in questo modo, davvero non ce n’è per nessuno, e non lo dico solo dopo questa partita; è dall’inizio che i ragazzi sfornano prestazioni che sono sopra le righe e, anche quando non siamo riusciti a vincere, il gioco è sempre stato migliore dell’avversario. Vuoi per la scarsa vena realizzativa, vuoi per le prodezze del portiere avversario, abbiamo raccolto meno di quanto meritavamo. L’Inter non ha mezzi termini in campionato: 9 vittorie e 4 sconfitte; il pari non è nel nostro carattere: o tutto oppure niente. Credo che tutto prevalga dalla convinzione che i ragazzi sappiano il loro reale valore; in campo si divertono e, con il sorriso, sono tutti propensi al risultato finale, l’unico che è più confacente: la vittoria! Ora, piccola riflessione: ci attende una gara che potrebbe dare il là, in maniera seria e concreta, verso il passaggio al turno successivo della Champions. Ospiteremo il Liverpool, che in Premier non sta ottenendo i risultati sperati, ben sei sconfitte e il nono posto in classifica, mentre anche in Europa avviene una situazione analoga, essendo al tredicesimo posto con nove punti. Queste sono solo statistiche; l’organico degli inglesi è di primissimo piano. Tocca a noi giocare con lo stesso entusiasmo e voglia, perché, giocando come sappiamo e da squadra, gli inglesi troveranno terreno ostile per le loro ambizioni. Mai come in questo momento abbiamo la necessità e la voglia di far vedere di che pasta è fatto lo scacchiere nerazzurro. Forza ragazzi, fateci sognare! …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.
Forse quest’affermazione l’ho già pronunciata in altre circostanze, ma come allora ribadisco che talvolta bisogna essere meno belli da vedere, ma allo stesso modo bisogna essere più concreti. Sono queste le gare che si vincono con la passione di chi vuole il risultato prima di ogni cosa; è il credo di taluni allenatori il cui dogma è il corto muso a discapito dello spettacolo e del bel gioco. Dovremo anche noi rientrare talvolta in questa condizione, se vogliamo rientrare in una corsa che, ritengo sia confusionaria. Sino alla fine, vedrà un gruppone a giocarsi lo scudetto. Non c’è una squadra battistrada sinora; tutte lì raggruppate. Direi che questo è un bene per la competitività del campionato, ma è altresì vero che, non essendo, almeno nei numeri, una squadra superiore alle altre, tutte sono in gioco. La gara di ieri ci ha confermato che oramai tutte le squadre conoscono il nostro gioco, quindi in campo si posizionano a specchio con noi; con motivazioni diverse e con cattiveria cercano di prevalere. Anche ieri un bel Pisa, che in passato ha fatto soffrire le altre squadre di testa, ha disputato una gara gagliarda, fatta di pressing, cercando di annichilire le nostre fonti di gioco. Certo, bloccando Calhanoglu, è presto fatto, anche se ribadisco che non è lucidissimo in questo momento. In un centrocampo sofferente, viene spesso preso d’assalto dagli avversari che gli rubano il pallone, effettuando delle ripartenze che a volte possono divenire letali. Comunque, i ragazzi hanno disputato un’onesta gara, non certo spumeggiante come le ultime due, che però non hanno portato i punti che sicuramente meritavamo; ma almeno stavolta il punteggio pieno è stato meritato e alla nostra portata. Chivu deve essere bravo a valorizzare certi giocatori, magari cercando di far tirare il fiato a chi sta giocando con assiduità da parecchio. Ora c’è la gara di Coppa Italia mercoledì contro il Venezia; è la volta buona per proporre una squadra rinnovata, cercando di fare di necessità virtù e dare minuti a chi ne ha avuti meno. Ieri ha avuto la consapevolezza che questa squadra non ha una punta che riempie l’area di rigore; non lo sono né Thuram né Lautaro. Non scopro l’acqua calda se affermo che con l’ingresso di Pio Esposito tutto è andato meglio e Lautaro ha trovato due reti delle sue, di precisione e di rapina, come un goleador sa fare. Con questo non voglio dire che bisogna relegare in panchina Thuram; per carità, è un grandissimo giocatore e sta ritrovando la forma migliore, ma al momento la squadra non ha punti di riferimento. Magari è un bene, ma il nostro gioco lo si conosce e gli avversari prendono le contromisure, disinnescando le nostre doti offensive. Ritengo che anche ieri c’è stata l’ennesima bocciatura per Luis Enrique; il brasiliano appare un pesce fuor d’acqua nel nostro scacchiere, non punge né tanto meno si propone, un Dumfries di prima maniera. Ma per quello che è stato pagato, a mio modo di vedere, è un bluff, gettando all’aria ben venticinque milioni. Di altra natura spero sia il francesino Diuff, che nei pochi minuti in cui è stato impegnato ha fatto intravedere qualcosa di positivo. Ora spero che mercoledì Chivu gli dia una chance con altri giocatori che hanno giocato meno, e sperando che il buon senso di Frattesi prevalga sull’apatia in cui versa, perché se non gioca deve prendersela esclusivamente con se stesso. Di occasioni ne ha avute, ma tutte fallite sinora; può e deve fare molto di più, con una responsabilità unica nel credere che giocare per l’Inter non può bastare il compitino; ci vuole ben altro, qualità che lui ha nelle sue corde. Credo sia giusto far riposare alcuni titolari, almeno per gran parte della gara, anche perché all’orizzonte ci sono due gare impegnative. La prima, sabato prossimo, contro quel Como sempre più rivelazione, con un organico di primissimo piano, giovanotti che giocano davvero con un insieme in velocità e spregiudicatezza tipica della loro giovane età. Poi, nel martedì di Champions, ci farà visita una squadra inglese, il Liverpool, che attualmente non sta attraversando un buon momento, ma sono sempre squadre da prendere con le molle. Una vittoria ci darebbe il là per essere fiduciosi nel passaggio del turno, che al momento può essere compromesso in considerazione del punto perso, in maniera assurda, a Madrid contro l’Atletico, che ha ricevuto in anticipo il regalo di Natale. Tutto sommato, abbiamo le nostre carte da giocare e dovremo saper giocare con il massimo impegno, perché si sta approssimando un giro di boa definitivo per le nostre sorti. Dovremo essere vigili e pronti per continuare in quel sogno di gloria che nessuno ci può cancellare: siamo noi gli artefici della nostra fortuna! …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto Vivere con questi colori nel cuore è stato da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.
È difficile essere razionali dopo aver vissuto tutto ciò che è ancora negli occhi dopo aver perso un derby che era assolutamente nelle nostre mani. Bisogna analizzare per bene quali sono i problemi della nostra squadra; non ve ne sono tanti, ma iniziano dal portiere, arrivando a una finalizzazione troppo scarna per quello che si produce. Mai nessuno in Serie A finora ha prodotto una mole di gioco come noi, che ha creato tantissime occasioni da rete, con l’unica pecca di una realizzazione mai fine a sé stessa; eppure siamo la squadra più prolifica di tutto il campionato. Ennesima gara persa, sempre con qualcosa da recriminare, mai dando onore agli avversari, in considerazione che ci sono stati superiori e abbiamo perso per nostro demerito, l’unico demerito in seno alla squadra è non essere stata cinica e non aver sfruttato ciò che ha prodotto. La cosa che più mi fa incavolare è che siamo sempre noi a complicarci la vita; creiamo occasioni in serie, spesso davvero surreali, e fa male il modo con cui le sprechiamo. Era in precedenza con Inzaghi e ora con Chivu che, purtroppo, si tira dietro quell’assurdo velo di mancanza di lucidità sotto porta. Soffriamo maledettamente questa condizione, dando il minimo indispensabile all’avversario che, però, alla prima occasione riesce a farti male, e se poi dall’altra parte ti trovi Allegri, allora è tutto dire: maestro nel portare le gare nel modo più congeniale alle sue caratteristiche. Non è stato un trionfo né per noi e tanto meno per loro, però poteva esserlo se la dea bendata ci avesse dato una mano, ma dall’altra parte avevamo chi la fortuna è sempre stata sua complice, accattivante e degna amica nei momenti decisivi. Quel Massimiliano Allegri che nel derby, che valeva la testa del campionato, contro un’Inter che ha fatto la partita, che spingeva, urlava calcio moderno, lui invece ha scelto la via più a lui congeniale: soffrire e giocare di rimessa. Certo, soffrendo sino alla fine, ma portando a casa quello che più conta, e cioè la vittoria. Se poi consideriamo che il migliore in campo è stato il portiere avversario, questo dà un significato maggiore alla loro vittoria. Non mi piace snocciolare le statistiche di fine gara, ma è stato disarmante il possesso palla, le occasioni create, i calci d’angolo; tutto ciò che però non ha portato ad alcun risultato positivo, in considerazione che anche il pareggio ci sarebbe stato stretto, figuriamoci la sconfitta: è tutto dire. Sarà dura continuare a sognare un titolo che, con queste premesse, la nostra squadra soffre terribilmente chi gioca in maniera speculare, mettendosi in un falso specchio e continuando con un 5 – 4 – 1 finale, specialmente quando riescono ad andare in vantaggio. Sinora abbiamo perso quasi tutti gli scontri diretti, ad eccezione della gara dell’Olimpico, dove nel secondo tempo il pareggio l’avrebbe pur meritato la Roma, ma tant’è che è l’unico risultato che ci arride; di contro, le amare sconfitte a Torino contro i non colorati e a Napoli in quel marasma di gara contro il nobile “parruccone”, in cui meritavamo ben altro, anzi molto di più. Questo è purtroppo lo status quo; al momento dobbiamo ogni volta raddoppiare gli sforzi per raggiungere un risultato a noi più confacente. Spero solo che nel proseguo del campionato e in ogni altra manifestazione sportiva, tutto ritorni a essere lineare con quello che meritiamo in campo, sfruttando al pieno le occasioni create. Non mi piace parlare dei singoli, ma stavolta una menzione particolare va fatta nei confronti di alcuni giocatori che, secondo me, sono stati al di sotto delle loro potenzialità. In primis Calhanoglu, ma non per l’errore dal dischetto; per carità, ci può stare visto il suo score personale. A mio parere, ha abboccato alla pantomima creata dal portiere avversario, che ha lasciato più spazio alla sua destra, sperando che il nostro giocatore calciasse proprio lì, dove poi di fatti ha respinto il tiro. Oggi s’è visto che non era la sua gara, disattento e ininfluente; non era il solito “Sultano” visto in altre gare, valutazione ben al di sotto della sufficienza. Il capitano non era il solito Lautaro che conosciamo; certo l’occasione l’ha avuta e c’è voluto uno strepitoso intervento del portiere avversario a negargli la gioia meritata della rete, ma anche lui sotto la sufficienza, e poi croce e delizia il nostro portiere. Anche ieri ne ha fatta un’altra delle sue. Si nota che lo stato di forma non è dei migliori; è stato impiegato nel minimo sindacale, eppure, nell’unica occasione in cui doveva far prevalere la sua classe, ecco che ha toppato. In concomitanza con Akanji, non doveva permettere quel tap-in comodo e ravvicinato. Un portiere esperto come lui, non può respingere un pallone in orizzontale, sapendo che l’avversario stava correndo proprio da quel lato. Caro Sommer, questa sconfitta è analoga a quella subita in casa dei non colorati; si doveva e si poteva far meglio. Il resto della squadra non è che abbia brillato, ma almeno in talune circostanze ha lottato e ringhiato, com’è giusto che sia. Però ci vuole tanto altro per meritarsi una vittoria che ieri ci è sfuggita solo perché dinanzi avevamo un muro invalicabile: il portiere avversario. E ora? Tocca ripartire e, come ci sta capitando, spesso direi, specie quando le cose non vanno per il verso giusto, resettando e trovando le motivazioni per far bene celate dentro di noi. Solo così avremo la consapevolezza che si può e si deve fare meglio; i mezzi li abbiamo tutti. Crediamo che non tutto sia perduto, la vetta è alla nostra portata, ma dobbiamo assolutamente far meglio di ieri sera. Non come gioco, per carità, ai ragazzi non si può rimproverare nulla sotto il profilo dell’agonismo e dell’impegno, ma dobbiamo essere più cattivi sotto porta. Solo così ritorneremo ad essere la grande squadra che siamo e che in tanti ci riconoscono, perché siamo l’Inter e quelle due stelle sulla nostra pelle non sono lì per caso! …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.