Alla fine è giusto così, un tempo per uno e buona pace per tutti tranne per coloro, per tutti quei giornalai, che alla fine del primo tempo ci avevano già fatto il funerale, preparando titoloni che avrebbero dovuto giustificare la nostra debacle. Ma cari miei, dovrete attendere ancora un po’; questa Inter è dura a morire, con il beneplacito dei fegati ingrossati di non colorati torinesi e cuginastri che erano lì adagiati sui loro trespoli in attesa. Certo, ancora una volta si è vista la voglia di rivalsa e di ribaltare un risultato che ci vedeva in reale difficoltà sotto i colpi di una bella Roma che ha approfittato alla grande delle nostre amnesie difensive. Non riesco a capire i due volti di questa squadra; realmente faccio fatica a trovare una spiegazione logica a questa situazione di “double face” nella stessa gara, ritengo forse che giocando come sappiamo risulti troppo facile vincere tutte le partite. Dobbiamo lasciare un po’ d’incertezza in un campionato che a dicembre avrebbe sicuramente espresso il suo verdetto finale. Queste però sono considerazioni da tifoso, mentre realmente le gare bisogna disputarle al meglio, e quando non si riesce a proporre il proprio gioco, per merito di un avversario che ti aggredisce e che ribatte colpo su colpo, allora bisogna essere attendisti, cercando di trovare lo spiraglio giusto per colpire, senza però prestare il fianco, con errori di posizione e a volte banali, al cinismo avversario. Con questa è la terza gara che raddrizziamo, una gara che avrebbe annientato chiunque. Certo, non si è vinto, ma visto l’importanza della gara e come lo fosse stato, un punticino ci porta avanti in quelle condizioni in cui siamo solo noi gli artefici dei nostri successi, perché giocando come sappiamo non credo ci sia squadra in Italia che ci possa tener testa. Per “Gasperino il carbonaro”, purtroppo per lui sarà per la prossima volta forse, ritenta sarai più fortunato, anche se ieri sera, realisticamente, c’è andato molto vicino. Che dire, in questi casi bisogna guardare il bicchiere mezzo pieno; siamo lì in cima, anche se in codominio con le due squadre della capitale e, forse, con una vittoria ci raggiungerà anche il Como. Ritengo comunque, visto quello che è stato espresso sinora, che sarà una volta che coinvolgerà più squadre e solo chi è meglio attrezzato, con una rosa all’altezza, possa prevalere sulle altre. Non riesco a trovare chi, tra i titolari che hanno giocato ieri sera, ha fornito la migliore parte di sé stesso; non credo ci sia stato un giocatore che abbia prevalso sull’altro, tutti sotto la sufficienza, secondo il mio modesto parere. Cosa diametralmente opposta è accaduta nella ripresa. Tutti ben oltre la sufficienza, con il capitano da un bel otto in pagella, e non solo per le due reti realizzate, ma per quello che fa in campo, per l’attaccamento e la motivazione che riesce a inculcare agli altri compagni. E poi anche un sontuoso Thuram che ha giocato secondo le sue caratteristiche migliori, ponendosi al servizio di tutti e in primis di Lautaro, tornato a essere un tremendo e letale cecchino. Un passo indietro per la difesa e per un Dimarco in sofferenza; non è quel giocatore che abbiamo imparato a conoscere in questi anni, tant’è che il suo sostituto, Carlos, diciamo che in un certo senso ha fatto la differenza su quella fascia, con proposte serie e concrete. Ieri, in considerazione di un Inter dottor Jekyll e mister Hyde, dobbiamo tenercela stretta e accettare tutto ciò che fanno in campo, nel bene e nel male. Sappiamo che lottano e sudano per tutto il tempo che dura una partita e che finora tutto sta girando alla meraviglia. Sarà il caso, in questo periodo di sosta per le nazionali, di far tesoro di ciò che è successo, cercando di eliminare quegli errori sostanziali che ci fanno partire, specie in queste ultime gare, con l’handicap del doppio svantaggio. Bisogna vedere quando la squadra dovrà gestire un vantaggio, avendo la consapevolezza che l’attenzione e la coesione in difesa sono necessarie per vincere le gare, che siano importanti o meno. Questa squadra deve assumere quell’identità che in parte possiede, di essere superiore alle altre, dimostrando e annichilendo l’avversario in ogni parte del campo. Siamo sulla buona strada, anche perché se le cose vengono risolte in campionato, in campo europeo diviene tutto più semplice e alla nostra portata per sedere sull’olimpo delle migliori, in pianta stabile, a patto che le nostre certezze non vengano disattese e che non ci sia il Bodo di turno a riportarci traumaticamente con i piedi per terra. Noi siamo l’Inter e per noi tifosi è il massimo che possa esserci, non c’è di meglio. Ora lasciamo da parte il campionato; lo ritroveremo ad ottobre con Inter vs Parma, sperando che i nostri nazionali ritornino integri da questo tour de force europeo! …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto Vivere con questi colori nel cuore è stato da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.
Ormai la consuetudine di concedere due gol di vantaggio agli avversari è diventata sempre più lampante, ma per noi tifosi non è certo un toccasana per la salute delle coronarie. Si potrebbe affermare che, alla fine, «tutto è bene quel che finisce bene». Certo, ma fino a quando?Non si può rischiare di soccombere per un approccio sbagliato alla partita, né tantomeno per errori difensivi davvero cervellotici, figli di una scarsa concentrazione, per poi essere costretti, dopo aver preparato la cosiddetta «frittatona», a rimontare. La dimostrazione è arrivata proprio quando, dopo aver subito il doppio svantaggio, la squadra ha reagito con una rabbia quasi schiumante, mettendo alle corde le zebrette friulane e confezionando, alla fine, una fantastica manita. Ben cinque reti, realizzate peraltro da cinque marcatori diversi, che confermano la nostra squadra come l’attacco più prolifico dell’intera Serie A. Ma è altrettanto doveroso ricordare che siamo anche l’undicesima difesa più battuta del campionato, e quest’ultima classifica non rappresenta certo un motivo di vanto per i campioni d’Italia in carica. Io non voglio addossare colpe al singolo, ma dopo Madrid, ancora una volta, Pepo Martínez ci ha messo del suo, in condominio con una linea difensiva che, in alcune circostanze, sembrava avere la mente altrove. È risaputo che, quando sbaglia il portiere, la rete è quasi inevitabile: questo dovrebbe essere il diktat da tenere sempre presente. I difensori devono essere, prima di tutto, i guardiani della propria porta, aiutando il proprio estremo difensore e senza permettere agli avversari di accomodarsi con troppa facilità nella nostra area di rigore. E già la mente corre al prossimo impegno di sabato, quando faremo visita a una Roma gasata all’inverosimile, che occupa la vetta della classifica in condominio con noi. Contro i giallorossi dovremo essere estremamente concentrati e attenti, perché lasciare spazio a giocatori letali come Malen e a elementi di fantasia come Dybala e Soulé potrebbe rivelarsi davvero letale. Ma veniamo alla gara di ieri. Detto dei disastri difensivi, mi piace invece sottolineare la reazione davvero rabbiosa della squadra. Perdere una partita che stavamo dominando in lungo e in largo sarebbe stata una beffa clamorosa, soprattutto alla luce dello score finale e delle statistiche, che ci hanno visto protagonisti praticamente in tutti i principali numeri della gara. Possesso palla a nostro favore per oltre il 65%, 27 tiri totali contro i 5 degli avversari, 10 calci d’angolo a 1: questi sono i numeri di una gara che, per certi versi, ci ha fatto rivivere quei ricordi nefasti della passata stagione. Questa volta, però, con grande classe e carattere siamo riusciti ad arginare la situazione e, soprattutto, a sovvertire completamente l’inerzia della partita. Il migliore è stato Marcus Thuram, premiato con il titolo di MVP, ma, a mio parere, tutti hanno contribuito a meritare quel riconoscimento. A cominciare da un Nicolino Barella capitano e motorino perpetuo, quest’oggi anche goleador. La sua classe non si discute, per carità: ce ne fossero come lui! Ma, a mio modesto parere, dovrebbe eliminare quelle plateali mimiche quando le cose non vanno per il verso giusto, sbracciando in maniera del tutto inconsueta. Personalmente le ritengo davvero inutili e, soprattutto, poco produttive. Se possiamo permetterci di lasciare in panchina giocatori del calibro di Lautaro Martínez, Dimarco, Calhanoglu, Sucic e Bisseck, oltre agli altri elementi inizialmente in panchina e poi subentrati, significa che questa rosa può sostenere un certo turnover senza particolari problemi. Dovremo fare tesoro di questa abbondanza di uomini utili al gioco che mister Chivu vuole proporre. Sarà proprio questa profondità della rosa a permetterci di affrontare la gara di sabato con una certa tranquillità, confidando in giocatori motivati e pronti a entrare in campo dando tutto per la maglia che indossano.Poi dovremo fare a meno della Serie A per un po’, a causa degli impegni delle Nazionali. Per ben sedici giorni il campionato si fermerà e saranno numerosi i nostri giocatori impegnati con le rispettive rappresentative, con un notevole dispendio di energie in competizioni tutt’altro che semplici. E, come al solito, noi che destiniamo tanti uomini in giro per il mondo dovremo fare di necessità virtù. Si dovrebbe riprendere con Inter-Parma del 10 ottobre: un modo come un altro per farci trovare pronti alla ripresa, con quello spirito che ci ha contraddistinto sinora e con tanta voglia di sostenere questi ragazzi che ci fanno divertire, nel bene e nel male. Perché, come spesso accade, alla fine riusciamo sempre a trovare la quadratura del cerchio in un campionato che, almeno per il momento, continua a essere di nostro appannaggio. E noi faremo di tutto affinché possa continuare a essere così! … Amala!!!!
Antonio Dibenedetto Vivere con questi colori nel cuore è stato da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.
Questa mia esternazione deriva dal disconoscimento di un gioco del calcio in cui non so più rivedermi. Mi sembra di essere tornato ragazzino, quando con un gruppo di amici ci si incontrava in strada per una partita a pallone. Si contendeva un pallone con le buone o con le cattive, non c’era nessuno che dettasse regole specifiche, si litigava, ma il fine ultimo era il divertimento. L’unica cosa che è cambiata, ahimè in negativo, è il divertimento che sta scemando, secondo un mio modesto parere, e con esso la consapevolezza che l’estro, la classe, la fantasia di alcuni campioni viene messa in secondo piano, perpetrando in modo brutale un calcio che pare più un’arena dove lottano i gladiatori del terzo millennio, per il puro godimento di chi guadagna milioni facendo scempio di un gioco che ha sempre attirato spettatori che aspettavano la giocata fenomenale e la rete fantastica di chi era l’interprete per antonomasia: il campione! Chi ha deciso che si debbano cambiare e riscrivere le regole del calcio in questo modo anacronistico, non è in linea con uno spettacolo puro e godibile, ha sbagliato perfettamente le regole e i tempi. Non puoi mescolare il calcio con il rugby; sono due sport diversi tra loro, sebbene di squadra. Non è tollerabile, quando si è appena alla terza giornata, che vengano commessi errori così marchiani di valutazione da far rabbrividire, e non beviamoci la storia che il calcio è uno sport di contatto; è verosimile, ma a tutto c’è un limite. Il designatore Orsato non sta facendo meglio del suo predecessore; le linee guida date agli arbitri sono del tutto fallaci, prestando il fianco a tantissime interpretazioni che smentiscono tale comportamento. È inammissibile che si possa placcare, in area di rigore e non solo, un avversario e rimanere impuniti, per il solo motivo che le interruzioni di gioco non fanno bene allo spettacolo. Ma di cosa stiamo parlando? È pura fantasia: quando il fallo c’è, bisogna fischiarlo; quando c’è una plateale trattenuta, va fischiata. Con l’esperienza fatta sul campo, quando c’è un’azione di ripartenza, notando il fallo si lascia continuare e poi si ammonisce chi l’ha commesso ad azione ultimata. Questo comportamento deriva dalla mia modesta ma fattiva conoscenza di arbitro amatoriale nei miei decennali anni di attività sui campi sterrati di periferia. Ieri ho visto un direttore di gara che forse ha ovviato alle direttive impartite; nella gara del posticipo domenicale ha sanzionato, giustamente, le trattenute e gli interventi più rudi, anche con il cartellino giallo. Parliamo di un arbitro, non proprio un santo, quel Mariani, reo di aver concesso un rigore inesistente su intervento cervellotico del segnalinee nella gara che abbiamo però lo scorso anno a Napoli. Certo, chi è senza peccato… come ha sempre sostenuto e lasciato ai posteri questo insegnamento, quell’entità celeste a cui siamo da sempre devoti. Ed è giusto un certo ravvedimento, tant’è che è stato l’unico arbitro italiano designato per i mondiali. Mi viene da dire se poi questo è il migliore, figuriamoci… Ora veniamo al punto che più ci interessa: la gara di sabato pomeriggio alle diciotto. Il signor Sozza ne ha combinato di tutti i colori e con lui coloro i quali avrebbero dovuto dare assistenza; quel VAR che oramai è diventata un’entità astratta, in quel gabbiotto mi sa che coltivano altri interessi, al di fuori della partita di calcio che avrebbero dovuto guardare con occhio vigile. Questo signore ha tollerato scontri al limite del wrestling, ma la cosa che fa più specie, iniziando a pochi minuti dall’inizio, è stata netta l’impronta che avrebbe dato alla partita di una totale indulgenza per falli del genere. Non è così che funziona, non mi riconosco in questo gioco del calcio; andrò forse controtendenza, ma io amo il calcio in cui si antepone l’aspetto tecnico al contrasto rude e volto a interrompere a tutti i costi l’azione avversaria. Il calcio è tutt’altra cosa. Nello specifico, mi piace rimarcare come in queste prime tre giornate ci siano stati dei fatti annotati che ci fanno riflettere. A Cagliari, per esempio, due azioni non sono state riviste e nei commenti di pseudo moviolisti hanno cercato di trovare una ragione al comportamento cervellotico del direttore di gara, di cui ho già scritto, ma la cosa che è accaduta sabato ha dell’inverosimile. Su Pio Esposito hanno commesso ogni sorta di azione fallosa, dal placcaggio finendo con la maglia tirata e in concomitanza di un bloccaggio del braccio sinistro ad opera di Di Lorenzo: nulla di che, tutto bene per il Sozza della situazione, ma non vorrei che in questi casi ci sia una sorta di nomen omen. Per quanto concerne il rigore, va bene, c’è da discutere sulla volontarietà del fallo, o presunto tale, ma il movimento a cercare il pallone la dice tutto e ieri sera il solo Bergonzi ha evidenziato che era calcio di rigore, mentre altri paventavano che non c’era alcun tocco di mano, che per me impercettibilmente c’era. Anche in questo caso in sala VAR tutto tace, forse assorti nel guardare YouPorn? Siamo solo alla terza giornata e ribadisco che al posto di migliorare l’azienda calcio la stanno affossando, eliminando quel poco di credibilità che ancora nutriva. Ultima annotazione, per tutte quelle persone che affermano che il gioco del calcio all’estero è questo ed è assolutamente fisico, rispondo che lo scorso anno in Champions ci hanno fatto perdere il passaggio diretto nelle prime otto per una sconfitta contro il Liverpool per un rigorino assolutamente assurdo. Allora, di cosa vogliamo parlare? Però tocca aspettare ancora qualche ora e verificare se tutto è cambiato, controllando se realmente lo spettacolo possa trovare giovamento da queste direttive: la Champion incombe. Abbiamo capito che dobbiamo ancora una volta lottare contro altri nemici, e non solo quegli undici che abbiamo di fronte in campo, come purtroppo ci succede da qualche anno.… Amala!!!!
Antonio Dibenedetto Vivere con questi colori nel cuore è stato da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.
Un titolo davvero emblematico per quello che è stato lo sviluppo di una gara, quella in terra sarda, condotta in maniera gagliarda, se non altro per le innumerevoli occasioni create, ma purtroppo non realizzate, una questione davvero atavica che ci trasciniamo da un po’. Le risultanze finali parlano chiaro: un primo tempo schiacciante dei ragazzi, chiuso con una sola rete di distanza; anche la ripresa è stata sulla falsa riga, un leitmotiv che ci trasciniamo da un bel po’. Sciorinando un po’ di numeri per meglio giustificare quel predominio schiacciante avuto dall’Inter, diciamo per quasi tutti i novanta minuti, ecco quello che è accaduto: tiri totali 31, di cui da dentro l’area 25 e in porta 7, con il conseguente tocco in area 44; calci d’angolo 6, con un possesso palla del 64,8%. Sono numeri che direbbero tutt’altro che uno striminzito 1 a 0 eppure, forse per la confusione finale dove c’è stato l’arrembaggio sardo, fortunatamente non è arrivato un pareggio che sarebbe stato davvero una beffa. Ma nel calcio, che non è una scienza esatta, purtroppo, ci può stare.Se i giornalai domenica scorsa hanno definito l’Inter una squadra cinica per aver vinto contro il Monza con 5 tiri in porta e segnando ben 4 reti, chissà cosa scriveranno quest’oggi dopo una prestazione del genere, forse che non siamo abbastanza cinici? In controtendenza rispetto alla loro cervellotica presa di posizione. Chivu in conferenza stampa ha parlato di una partita in sofferenza, se non altro a causa della nostra mancanza di lucidità per non aver chiuso una gara ben condotta con innumerevoli occasioni, ma condotta da grande squadra, ritornando a casa con una vittoria importante. Come non avvalorare questa tesi di mister Chivu? Certo, nel finale le coronarie erano state messe a grave rischio, ma come si dice in questi casi: tutto è bene ciò che finisce bene. Anche il mister Sardo, Pisacane, ha dichiarato che la vittoria nerazzurra è stata legittimata da ciò che ha prodotto in campo e un eventuale pareggio del Cagliari non sarebbe stato meritato. Queste parole meritano rispetto da un uomo di sport e da chi sa fare calcio, riconoscendo il valore superiore dell’avversario: chapeau, mister Pisacane! Ritengo però che, per un prossimo futuro, concedendo il beneficio di una condizione approssimativa di capitan Lautaro e di un Thuram che pian piano ritornerà ad essere quello di una volta, questi problemi non esisteranno. Però ieri s’è visto come la squadra possiede una certa facilità ad entrare nell’area avversaria e questo fa ben sperare, se non altro per gli impegni che si approssimano. In settimana c’è stato il sorteggio dei gironi di Champions che non dovrebbe farci levare il sonno; certo, ci sono gare alquanto proibitive, iniziando dalla prima gara in cui ci sarà lo scontro con il nostro passato: faremo visita a Mourinho e Dumfries, nella bolgia del Santiago Bernabeu. È vero che sarà una gara da disputare al massimo della concentrazione, ma è pur vero che queste gare ci esaltano; ne sa qualcosa anche il Barcellona. Rispetto per tutti, paura per nessuno. Il resto del girone è abbastanza abbordabile; questa volta, facendo tutti i debiti scongiuri, non dovremmo avere problemi a passare il turno senza i playoff per entrare nella griglia degli ottavi, anche perché due gare in meno in quel determinato periodo sono alquanto basilari per il susseguirsi di partite che ci saranno. Non dovremmo avere problemi, anche perché disponiamo di una rosa di tutto rispetto, con innesti d’oltralpe che ci garantiscono gioco e concretezza in tutti i ruoli cardine in campo. Ultima riflessione personale: speriamo solo che al tramonto del calciomercato ci porti la bella notizia della cessione di Luis Enrique, davvero un macigno inconcludente e non adatto alla nostra squadra. Magari altrove potrebbe trovare l’ambiente adatto per esplodere, ma quello che s’è visto sinora è davvero troppa poca roba per essere un giocatore da Inter; ci vuole ben altro per indossare la nostra gloriosa maglia! …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto Vivere con questi colori nel cuore è stato da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.
È il caso di dire: chi ben comincia… e la nostra voglia di ricominciare era davvero tanta, in special modo per riprendere da dove avevamo lasciato. Dopo i vari mesi che ci hanno fatto sprofondare maggiormente in quella frustrazione e angoscia di vedere giocare le altre nazioni in una competizione che oramai non ci rappresenta più, visto che sono ben dodici anni che non vi partecipiamo, e vedere i nostri vicini di casa esultare per la conquista della coppa più ambita, tra l’altro sciorinando un bellissimo gioco d’insieme, è davvero dura da digerire. Non ci resta che, come popolo italiano, terminato la fase di leccarci le preoccupanti ferite, tuffarci nel nostro campionato, sperando sia migliore dello scorso, non per l’esito finale, per carità, firmerei per un risultato analogo, ma per le componenti che determinano fortune e sfortune, con un assetto dirigenziale dell’Aia più consono a quelle che sono le direttive internazionali, senza compromettere quel gioco del calcio tante volte vilipeso da scelte cervellotiche assunte dagli organi che dovrebbero tutelare la regolarità del gioco, in tutto e per tutto. La spada di Damocle è attualmente rappresentata da un calciomercato estenuante; per fortuna, c’è ancora una settimana di tante notizie fasulle che non fanno altro che compromettere la stabilità degli spogliatoi, ma che s’insinuano nella mente dei tifosi pronti a protestare per la cessione o l’acquisto di taluni giocatori al posto di altri. È il caso delle notizie, per ora smentite, dell’interesse del Barcellona per il nostro capitano, quel Lautaro oramai con il DNA nerazzurro. Non credo che a ventinove anni abbia voglia di ricominciare, anche perché non gli manca nulla per essere consolidato come un top player a livello internazionale e noi ce lo teniamo ben stretto, come più volte ribadito dalla società e dallo spogliatoio. Tuttavia, cento milioni fanno gola; speriamo bene che il fondo proprietario non venga ingolosito da una tale proposta. Sarebbe deleterio, perché cercare un giocatore di tale lignaggio, a una settimana dalla chiusura del calciomercato, sarebbe un’impresa ardua e non impossibile trovarne un sostituto all’altezza. Con queste premesse, veniamo alla gara di sabato, quell’anticipo che ci opponeva alla Monza. Sulla carta, una gara che non avrebbe avuto storia, se non altro che dopo il nostro vantaggio, dopo una manciata di minuti, con il bolide di “Sentenza” Calhanoglu. La squadra ha giocato come il gatto con il topo, senza rendersi conto che lasciava spazi importanti agli avversari e, in uno di questi, Akanji s’è fatto aggirare come un pivello da un ragazzotto di belle speranze portoghese, siglando la rete del pari. Probabilmente negli spogliatoi tutto è stato sistemato con gli opportuni accorgimenti tattici imposti da mister Chivu, tant’è che la ripresa è iniziata sotto altro piglio. Certo, qualcuno storcerà il naso perché c’è voluta un’uscita scellerata del portiere avversario per regalare il tap-in a Zielinski, per il sorpasso nel punteggio, ma in questi casi la fortuna è un elemento essenziale che meritano chi è audace e chi approccia meglio la gara. Il proseguo della gara non ha avuto storia; i ragazzi hanno poi dilagato dimostrando che quando pigiano sull’acceleratore non ce n’è per nessuno. I brianzoli hanno tenuto per quarantacinque minuti, ma non hanno saputo opporre alcuna resistenza in confronto alla qualità delle due rose. Lo core finale ci ha visto vincitori con ben quattro reti a una, ma ci tengo a sottolineare la bontà e la bellezza delle reti. Già detto del bolide di Calhanoglu e Zielinski, mi piace porre l’accento sulla terza rete: quella di Pio Eposito, un gol da autentico fuoriclasse, un tacco che arpionando la palla l’ha messa in rete in maniera così semplice che pare davvero una bazzecola, ma è stato di tutt’altra natura. Questi sono colpi da autentico fuoriclasse e per fortuna Pio gioca con noi, con un futuro che sicuramente lo vedrà protagonista non solo con la nostra casacca, ma in quella nazionale in cui si troverà sempre più a suo agio. È un lottatore in tutte le zone del campo e sono certo che troverà sempre più spazio in questa nuova Inter, il cui mercato ci ha regalato tante belle novità. Siamo un po’ più anglofoni con gli acquisti di ben tre pezzi da novanta nelle parti salienti del campo: uno, John Stones, a parametro zero; quindi l’esterno destro che ha rimpiazzato Dumfries, un giovanotto dalle belle speranze che ha fatto vedere nel mondiale appena concluso di cosa è capace di fare. Tra l’altro, è stato anche di passaggio qualche anno fa in Italia, al Genoa, sto parlando di Djed Spence, e poi la cosiddetta ciliegina: l’acquisto del ventiseienne Curtis Jones. Senza dimenticare il ritorno in squadra, ricattato dal Bruges, di Alexandar Stankovic. Insomma, quest’anno abbiamo una rosa quasi perfetta con ricambi all’altezza dei titolari. Certo, il compito di Chivu non sarà dei più semplici, ma sono certo che lui saprà assolvere a tale compito. Ultima nota è l’esplosione sulla fascia destra di Andy Diopufche, che anche sabato si è reso protagonista di una gara maiuscola, con due assist e con il premio di MVP, che gli è stato giustamente assegnato. Se queste sono le premesse, sono certo che quest’anno ci sarà da divertirsi. Noi siamo pronti! …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto Vivere con questi colori nel cuore è stato da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.
Nell’ultima gara di questo campionato ci vedevamo impegnati in quel di Bologna, con motivazioni che non erano più di un consueto allenamento. Mister Chivu ha dispensato dalla gara molte pedine impegnate nei prossimi mondiali, favorendo chi ha avuto poco spazio; direi che in questo contesto abbiamo visto che questo Diouf non è niente male. Il francesino è capace di accelerazioni che hanno determinato il ribaltamento di un risultato che ci vedeva soccombere, ma con forza e orgoglio hanno ottenuto un pareggio che ha sicuramente divertito i tifosi presenti al Dall’Ara. Seppure con una calura abbastanza debilitante, i ragazzi hanno voluto affermare la loro sovranità sul campionato, con una gara gagliarda e di spessore, nonostante le avversità delle reti subite dal Bologna, che erano state causate da mera sfortuna con tocchi e autoreti abbastanza nette. Ma una grande quadra in questi casi tira fuori tutto quello che ha in corpo; in effetti, con un rimescolamento delle carte in campo, nel secondo tempo mister Chivu ha fatto entrare in campo ragazzotti dell’Under 23 che, con il loro entusiasmo, hanno dato nuova linfa alla squadra. Mi piace porre l’attenzione su Topalovic e Cocchi, due giovani promesse che l’Inter deve tenere d’occhio; hanno i numeri, specie l’assist dello sloveno per Diouf in occasione della rete del pareggio: un bel lancio in corridoio che ha presentato il francese dinanzi a Skorupski, infilandolo sul primo palo. Davvero un’azione degna di nota per un ragazzo che ha potenzialità. Ancor prima, però, è necessario raccontare la rete che ha riportato l’Inter in partita: un Diouf scatenato sulla destra ha dribblato due giocatori felsinei e, inserendosi tra loro, ha lasciato partire un fendente che ha colpito il palo, ritornando al centro area, dov’era appostato Pio Eposito, che ha realizzato la più facile delle reti. Tutto molto bello, specie l’entusiasmo della panchina che ha salutato la segnatura del giovane attaccante italiano salito in doppia cifra, non da sottovalutare nel massimo campionato italiano questo score. Ma la cosa che è stata apprezzata, credo da tutto il pubblico presente, è stata senza dubbio la magistrale punizione di Dimarco. Una rete fantastica con un tiro a giro che ha posizionato quella palla con una traiettoria imparabile, lì dove si annidano i nemici dell’igiene. Questo è il sigillo per il nostro ragazzo cresciuto nel vivaio nerazzurro, di una crescita esponenziale, un leader che il campionato di Serie A ha decretato come il migliore; anche ieri è stato premiato con il MVP a coronamento di quanto ha fatto di straordinario quest’anno. Certo, a tratti è sembrata una gara di fine stagione, troppo compassata, ma la tenacia dei ragazzi ha fatto sì che non si chiudesse con una sconfitta, accelerando quando dovevano e lottando per ristabilire le gerarchie in campo. Ora che s’è conclusa questa stagione, direi l’opposto di quella passata; definirei trionfale perché arricchiamo la nostra bacheca di altri due trofei, forse impensabili ad inizio stagione. Ma conoscendo il DNA dei nostri grandi lottatori, disposti a mettersi in gioco con un nuovo tecnico, che ha saputo tirar fuori da loro il meglio, essendo non solo un tecnico, ma un fratello maggiore, a volte nelle sue movenze c’era ancora in sé quello spirito di giocatore mai sopito. Ero certo che non ci eravamo affidati a caso a un mister dai più sottovalutato, che è stato denigrato in modo netto con un epiteto del tipo “lo stagista”, ma la vendetta del nostro Christian ha fatto in modo che questi giornalai e presunti saccenti conoscitori del mondo pallonaro tacessero, imparando ad apprezzare chi ha il cuore nerazzurro per la lunga militanza e per quello che è stato e che sarà anche per un futuro prossimo: Christian Chivu. L’epilogo della stagione è stata una goduria indicibile per i nostri colori; guardare chi ci ha attaccato e sbeffeggiato per tutta la sciagurata stagione passata non ha paragoni. Anche per quest’anno dovrà guardarsi la Champions in tv e girare il giovedì per le seconde piazze europee. Coloro che da sempre sono stati chiacchieroni ora tacciono: cari cuginastri, mai come in questi casi il karma torna inesorabile. E poi ci sono i non colorati che spendono e spandono patrimoni rimanendo sempre con l’acqua alla gola e faranno coppia con i compari di merende nei tour europei di seconda classe; direi troppa grazia per tutti loro. Vacanze meritate per tutti, anche se ci sono i mondiali di calcio e c’è chi dovrà fare gli straordinari. Noi, come ci accade oramai da più di 16 anni, stiamo lì a guardare, consapevoli che bisogna rifondare una nazionale che ha smarrito quella tigna vincente che ci ha contraddistinto in passato. Il pallino ora è in mano alla società; dovrà cercare di compensare con dei giocatori nuovi chi lascerà, loro malgrado, per contingenti situazioni anagrafiche sfavorevoli. Ma dobbiamo solo ringraziare chi, sino alla fine, ha dimostrato il proprio attaccamento a questa gloriosa maglia: l’Inter si ama a prescindere. … Amala!!!!
Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.
Non è una domanda, piuttosto un’affermazione di un qualcosa di grande sopito per ben dodici mesi ed esploso fragorosamente domenica scorsa e con l’epilogo ieri pomeriggio. Da noi si festeggia alla grande, mentre in altre piazze ci si strappa le vesti per un qualcosa che oramai, stando alla sola logica, non dovrebbe avverarsi; nonostante i molteplici milioni spesi, si resta a bocca asciutta. Come ultima analisi, mi viene da rigettare tutti i veleni che ci hanno gettato addosso negli ultimi tempi e, se penso che solo quasi dodici mesi fa, tutti i gufi assiepati sui loro trespoli gioivano per le nostre disgrazie, senza dimenticare tutti quei giornalai geni pallonari che avevano decretato la fine di una squadra senza alcuna possibilità di recupero, affidata dalla società a uno stagista, come l’avevano definito, con sole tredici partite in Serie A. Ebbene, il karma ritorna in maniera preponderante; quella squadra, alla fine da tutti bistrattata, ha tirato fuori l’orgoglio dei grandi campioni. Con un allenatore che ha insito il DNA nerazzurro, è riuscito nell’impresa di vincere un double che non è da tutti, contro tutte quelle male lingue che ci davano per aiutati dal sistema. Ma con le risultanze che rimangono negli occhi di tutti e sono mostrate dalle varie moviole, siamo stati penalizzati in molteplici occasioni, e solo l’orgoglio ha fatto sì che con forza lottassimo anche contro le avversità, in maniera chiara e inequivocabile. Lo scorso anno ci hanno sbeffeggiato per la sconfitta in finale di Champions contro il Paris St. Germain con quel rotondo passivo, ma bisogna ricordare che non avevamo di fronte il Pizzighettone, senza offendere il paesino in provincia di Cremona, ma i campioni di Francia che quest’anno si stanno ripetendo. Mentre gli altri due trofei persi sul filo di lana, come tutti ben sappiamo senza ripercorrere il passato più che recente, tanto non cambia granché, ci hanno provato anche quest’anno, ma si sono scontrati contro la nostra forza di arrivare a quella gioia che è stata smorzata in gola. L’accoppiata scudetto e Coppa Italia dà lustro a questi giocatori, alla società, all’organico tecnico e a tutto l’ambiente nerazzurro, ma in tutti noi tifosi c’è un orgoglio inimmaginabile, fieri di aver applaudito ed esultato con questi fantastici giocatori. Qualcuno andrà via, ma chi lo farà sono certo che serberà nel cuore i bellissimi ricordi del suo passaggio e le emozioni provate indossando questa gloriosa maglia a cui ha dato lustro con il suo percorso di crescita professionale. C’è solo da dire un grazie grandissimo, immenso a chi ha permesso tutto ciò, a coloro che non hanno mai tirato indietro la gamba, come si dice in gergo, che hanno sudato la maglia e nei momenti decisivi hanno tirato fuori tutto l’orgoglio per arrivare a questa fantastica vittoria finale. Tutto davvero bello quanto entusiasmante, ma c’è stato chi, fuori dal coro, non sarebbe stato altrimenti, ha cercato di gettare ulteriore veleno sulle nostre vittorie con considerazioni davvero cervellotiche per il momento storico. Quel signore che parrebbe neanche un prete di campagna, anziché “Cardinali”, padrone dell’altra sponda del Naviglio, ha ricordato la nostra sconfitta in finale di Champions in maniera ilare e del tutto priva di motivazioni. Siccome però noi abbiamo un presidente che non le manda a dire, ma con tono pacato e mai polemico ha rilasciato una dichiarazione ai microfoni delle varie tv presenti, con sostanziale tono diretto al suo omologo, facendogli gli auguri di vincere, per i prossimi sei anni quanto noi, inanellando ben nove trofei, due finali di Champions e una di Europa League. Caro il saccente Cardinali, la classe non si acquista né al supermercato né con tutti i soldi di questo mondo; o ce l’hai oppure stai zitto e ripensa alle cavolate che dici, secondo me, è il giusto presidente della seconda squadra di Milano, che si contorna di personaggi discutibili, iniziando dallo svedese innominabile con quella credenza e presunzione di essere l’unico al mondo ad avere le stimmate del predestinato nel panorama pallonare. Io, invece, lo ritengo davvero indegno di proferire alcun commento nei confronti di qualsivoglia squadra del globo; non ne ha diritto. Ultima analisi la dedico al tecnico partenopeo che ha sempre dichiarato che l’unico vincitore è il primo in classifica, il secondo è il primo dei perdenti; oggi, invece, rivaluta la sua posizione di secondo in classifica. E no, mio caro e saccente quanto presuntuoso Conte, io ti declino una massima che fa davvero la differenza: “Chi vince scrive la storia, i perdenti e chi cerca e brama le sconfitte altrui, la legge”. A buon intenditor… noi siamo l’Inter e lottiamo sempre per vincere senza presunzione, ma con coerenza e voglia! …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.
Come diceva Sergio Caputo in un suo brano degli anni ottanta: “un sabato italiano”, sembra un giorno qualsiasi, ma i ragazzi ieri l’hanno reso bellissimo con una vittoria, che ne dica Sarri, schiacciante e da grande squadra. Sarà il preludio di quello che accadrà mercoledì 13 maggio? Credo che non sarà semplice come ieri sera ottenere la vittoria, anche perché in palio c’è comunque un titolo e per noi sarebbe quello della stella d’argento, ma al di là del riconoscimento statistico, c’interessa il “double” che ci ripagherebbe di quel fiele ingoiato lo scorso mese di maggio, dove siamo rimasti con un pugno di mosche in mano, giocandoci tutte le competizioni a cui eravamo arrivati in finale, per colpa nostra, ma ancora prima per considerazioni cervellotiche di personaggi eretti a protagonisti sopra ogni il più nitido sospetto. Ci stiamo riprendendo ciò che di diritto è nostro, per quello che abbiamo fatto vedere sinora e se poi siamo stati in vetta alla classifica per ben 25 giornate, qualcosa vorrà dire o no? Ieri pomeriggio ci siamo lustrati gli occhi per certe giocate fantastiche dei ragazzi, per la ferocia nel recuperare palla e quella voglia di essere protagonisti che ora più che mai è rimasta in ogni modo visibile. Di cose belle ne abbiamo viste, dalla rete dopo una manciata di minuti del “toro” Lautaro che quando è in campo si vede eccome, poi la fantastica azione orchestrata con tocchi di prima che alla fine della triangolazione ha visto la palla arrivare a Sucic come un cioccolatino da scartare e gustare, e lui l’ha posizionata lì dove si annidano i nemici dell’igiene: imparabile per il ragazzino portiere laziale. Nel primo tempo c’è stata solo una squadra in campo, con una differenza davvero abissale tra le due compagini; anche nella ripresa si è giocato su quella falsa riga, ma in contrapposizione con la Lazio in dieci, per l’espulsione ineccepibile di Romagnoli, con quell’entrata killer che Abisso ha valutato da giallo, erroneamente direi, per poi rinsavirsi con la correzione di un VAR che questa volta non è andato al bar. Forse è stata l’inferiorità numerica che ci ha fatto rilassare, dando il là ai capitolini di cominciare a giocare con impegno; con i dovuti cambi, hanno sfiorato la rete in più di un’occasione. Questa è l’unica pecca che accrediterei ai ragazzi: il troppo lassismo in alcuni frangenti della gara, che in una finale non deve esserci. La concentrazione deve sempre essere massima per tutti i novanta e passa minuti della gara. È vero che poi abbiamo fatto la terza rete, che ha definitivamente spento ogni velleità biancoceleste, ma sono errori che non si devono commettere; ribadisco, specie in una finale! Chivu è stato bravo a rimescolare le carte e far giocare inizialmente chi non aveva tanti minuti nelle gambe, dando il dovuto spazio a chi sicuramente mercoledì non sarà titolare, senza però snaturare il gioco d’insieme dei ragazzi. In teoria ci sarà la formazione tipo e credo l’unica defezione sarà rappresentata dalla mancanza di Çalhanoğlu, non al meglio, ma come si dice in questi casi, mai dire mai! Bisogna però tenere ben presente che nella gara più importante della stagione, la gara che può riscattare il brutto campionato sin qui disputato dai biancocelesti e che può consegnargli e aprirgli le porte dell’Europa, faranno di tutto per assicurarsi quell’importantissimo pass, in uno stadio gremito sino all’inverosimile, che sarà la perfetta cornice per far vedere il proprio valore. In contrapposizione ci siamo noi che abbiamo ancora tanta fame, direi quasi atavica, di successi; mai domi, vogliamo a tutti i costi questo double, pensando che non sarà una passeggiata, dimenticando al più presto la gara di sabato se vogliamo ottenere quel successo tanto ambito e orgogliosamente che ci compete, perché è nostro dovere ottenere il massimo in ogni competizione, per noi, per i nostri tifosi e per la storia che questi colori rappresentano: forza ragazzi, possiamo quindi dobbiamo! Noi, nel nostro piccolo, saremo quasi un centinaio nella sede del nostro Interclub a Treponti, trasformando quella sala nella nostra personale curva Nord, con vessilli e bandiere, tifando per chi ci sta dando tantissima gioia e gloria. …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter